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                         La storia delle Banda Musicale di Borgia

 

La Storia

Non è impresa facile raccontare la storia delle varie bande musicali di Borgia. Infatti la sua costituzione si perde nella notte dei tempi. I fermenti musicali soprattutto quelli operistici, che risuonano in tutti i teatri nazionali, tracciano la strada luminosa, alla banda di Borgia che attraversando due secoli di storia arriva sino ai giorni nostri. I musicanti nascevano nel chiuso delle botteghe artigianali, in particolar modo nei locali che ospitavano i sarti, i barbieri, i calzolai ecc. ecc. avevano a disposizione strumenti vecchi ma in condizioni di emettere ancora dei suoni. La passione era tale che i nostri eroi degli ottoni e dei flauti, spesso dimenticavano l’urgenza del lavoro e le bocche da sfamare, per indulgere assai volentieri, nella esecuzione approssimativa di qualche aria del panorama lirico. Il primo accenno di una organizzazione bandistica, molto approssimativa, risale al lontano 1860 immediatamente dopo il plebiscito, che sanciva l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno Sabaudo incornando quale sovrano del regno unificato, Vittorio Emanale II di Savoia. La sera del sette di ottobre una piccola banda composta da otto elementi, diretta dal capobanda Papa, accompagnava una folla di popolo che recando le immagini di Vittorio Emanale II e di Garibaldi, si avviava verso la Chiesa del SS Rosario, che si accingeva con i Vespri solenni della vigilia, a celebrare il giorno successivo la festa della Madonna. Quella fu la prima uscita della banda di Borgia che accompagnava la processione della Vergine Santa e da lì nacque la banda di giro, che continuò sino ai primi del novecento, allorquando un vero maestro contrappuntista il signor Carchidi diede inizio alla formazione di una corposa banda chiamata di piazza perché in grado di eseguire sinfonie e parti di opere. In effetti ebbe modo di farsi apprezzare in quasi tutti i paesi nei quali si esibiva. Erano tante le piazze interessate ad assumere la banda di Borgia, le feste patronali si susseguivano nell’arco dei tre mesi estivi. Certamente non erano le feste sfarzose di oggi, ma gli sforzi per accaparrarsi la musica di Borgia erano enormi.

 

Albertini

Una nuova e corposa svolta si ebbe nel lontano 1910 quando approdò a Borgia il maestro Albertini, il quale aveva dato delle precise regole ai musicanti. L’obbligo di impegnarsi a restare con la grande banda borghese per un triennio. Aveva organizzato, nel contempo una grossa scuola di musica per la formazione di allievi musicanti. Gli allievi, una volta finito il corso facevano il debutto in banda, immediatamente dovevano firmare un impegno a suonare gratuitamente per sei mesi. L’evento bellico del 1915-1918, blocca qualsiasi iniziativa, quasi tutti i musicanti sono chiamati alle armi. Rimangono gli allievi i quali continuano a mantenere la piccola banda di giro. Per un lungo lasso di tempo, l’idea di costituzione di un grosso complesso bandistico, rimane soffocata dalla povertà di un dopo guerra crudele, carico di carestia e mancanza di lavoro. Solo i contadini sgobbano per i grossi latifondisti, che li sfruttano senza alcuna remora o vergogna. Un musicante formato alla scuola di Albertini capeggia diverse manifestazioni contro i padroni, si chiamava Russomanno, grandissimo solista di tromba che godrà di grande fama in Argentina, paese in cui è costretto ad emigrare per sfuggire alle aggressioni, alle purghe e alla galera che gli venivano imposte dal nascente partito fascista.

 

Cirillo

Il 1925 è un anno importantissimo per le vicende musicali borgesi. Da Bosco Trecase arriva in paese un grandissimo compositore, concertista, contrappuntista e direttore d’orchestra il maestro Cirillo. Questo arrivo, fu un evento che caratterizzò per moltissimi anni le vicende del " Grande Civico Concerto di Borgia", una messe successi, riconoscimenti, medaglie e diplomi furono raccolti nei numerosissimi concerti tenuti nelle più grandi città d’ Italia. La banda varcò anche i confini laziali. Il maestro Cirillo aveva un grandissimo trasporto e competenza, riusciva a percepire anche le dissonanze di mezzo tono, era amato e venerato dai suoi musicanti. Sotto la sua bacchetta si sono formati il fior fiore degli strumentisti. Nacquero dei virtuosi, fra i tanti ci piace ricordare Raffaele Basile abilissimo professore di flauto traverso, Domenico Passafaro primo clarino, vincitore del concorso per clarino nella Banda della Regia Marina Militare, Zaccone anche egli clarinettista,che in futuro finirà nei ranghi della Regia Polizia di Stato a Napoli.

 

Talamini

La storia spesso coniuga gli eventi della vita, la politica fascista porta la nazione in una nuova avventura bellica, per assicurare sui colli fatali di Roma un nuovo impero. Quasi tutti i ragazzi, allettati dal duce, s’imbarcano per l’Africa, con un buono ingaggio e il ricordo degli affetti lasciati in patria insieme ad un portafogli che presto ritornerà vuoto. La banda si sfascia, ognuno va dove gli eventi lo portano, la fame è tanta, i denari sono pochi e il secondo evento bellico mondiale incalza. Questi tristi eventi però, non fermano la pratica cristiana e la voglia di preghiera, anche per scongiurare attraverso l’intercessione dei Santi, la fine della guerra e quindi, anche se con qualche ristrettezza in più, le feste patronali vengono celebrate con maggiore entusiasmo, ma con risparmio. I soldi spesi per la banda è l’unica cosa su cui non bisogna lesinare. Sono trenta i musicanti che si riescono a mettere insieme, molti vengono chiamati dai paesi vicini. A costituire l’approccio alla nuova banda sarà un maestro di grande spessore musicale che viene dalla provincia di Salerno, il direttore ed insegnante Talamini. Il maestro dirigeva una banda a Filadelfia, un paese in provincia. Siamo giunti nell’anno 1940 e la banda riceve riconoscimenti ed apprezzamenti in tutti i paesi dove esegue i suoi concerti. Il capobanda è un ottimo musicante borghese, Rocco Chiera che ha alle spalle una tradizione musicale famigliare. Insieme al Talamini arriva anche un musicante che avrà una lunga militanza bandistica e sarà un ottimo clarinettista, Carmine Provenzano il quale si sposerà e si stabilirà definitivamente in Borgia. Ad una fatalità, nel mese di marzo del 1940 in quel di Petronà, è legato un evento bellissimo, il debutto sul palco di uno dei più abili solisti di flicorno sopranino, il professore Saverio Chiera (noto a tutti come Severino) amato e stimato da tutto l’ambiente musicale, un asse portante della storia bandistica borghese. L’esperienza di Talamini si conclude con la fine del secondo evento bellico. I lutti e le miserie dell’immediato dopo guerra, non abbandonano la voglia delle arie liriche che da sempre hanno accompagnato la comunità borghese. Vivere con Verdi, Rossini, lasciarsi accarezzare dalle arie struggenti di Bellini, sono stati il companatico che da sempre hanno accompagnato le giornate dei cittadini. L’amore per la banda è qualche cosa che prende tutti, che li avvolge trascinandoli in un vortice voluttuoso delle sinfonie o dalle esecuzioni dei solisti con il singhiozzare vellutato e dolce del flicorno sopranino nel Barbiere di Siviglia o nella solenne e complessa aria della Andrea Scenier. Tutto è gioia e divertimento all’arrivo della banda, si seguono attoniti i più piccoli movimenti, al luccicare degli ottoni al sole splendente della terra di Calabria, alla gaiezza e spensieratezza dei ragazzi che seguono la banda con un ritmo ed una attenzione particolare. I bimbi s’inventano, nei loro giochi, la banda di quartiere, gli strumenti sono fatti quasi tutti di canne e i tamburini vengono ricavati dai barattoli di latta per la conservazione delle acciughe sotto sale. E’ bellissimo vederli marciare al ritmo imposto dal tamburo, mentre i visi vengono contratti ad arte nell’intento di soffiare nelle canne imitando i veri musicanti. Quindi in paese si sente il bisogno, la necessità della banda, la guerra per fortuna è alle spalle, in ogni dove si sente la necessità di ringraziare i propri Santi Protettori, alcuni per lo scampato pericolo, altri per le preghiere in suffragio dei cari defunti. Il destino porta sul cammino di Borgia un grandissimo maestro direttore e concertatore, una persona di enorme esperienza bandistica, vantava una grossa esperienza con la banda di Venezia, capace di fare emergere tutte le qualità dei propri musicanti.

 

Ansalone

Dalla lontana Sicilia, precisamente da Sant’Angelo dei Lombardi arriva il maestro Oreste Ansalone e siamo nel 1945, con la sua banda si sta esibendo a Catanzaro Marina (oggi Lido). Il repertorio è vastissimo ed interessantissimo,ma il culmine viene raggiunto quando inizia la Lucia di Donizzetti, si alza il solista del flicorno sopranino ed attacca l’aria soave e il suo strumento singhiozza amabilmente ed intensamente, è il maestro Colloca, che sarà e rimarrà uno dei più grandi esecutori di tutte le arie sublimi che i soprano più importanti del mondo hanno interpretato calcando i più rinomati palcoscenici. Nel mondo della banda, solo l’immenso Colloca riusciva a cantare sui palchi nelle maggiori piazze d’Italia. Abbiamo detto cantare e non suonare, così affermava un valentissimo direttore d’orchestra il maestro Ligonzio: "Non mi disturbate questa sera debbo sentire la voce umana che passa attraverso il flicorno di Colloca. " Anche quella sera sul palco di Catanzaro Marina l’esecuzione incanta gli appassionati borgesi, che ingaggiano la banda per la prossima festa della Madonna Immacolata. L’esibizione del sette di dicembre ha un grandissimo successo, non tanto per i solisti e la banda nel suo complesso, quanto la grande abilità dimostrata dal maestro Ansalone nell’imporre la sua direzione ad un complesso che non ha nulla con quanto ascoltato tre mesi prima alla Marina. In effetti, quasi tutte le bande si formano per la stagione estiva e si sciolgono a fine stagione. Reperire, quindi un complesso di grande livello a dicembre, è pressoché arduo. Eppure quella banda in virtù dell’abilità del maestro, ma soprattutto avvalendosi di due solisti d’eccezione, come dicevamo prima, Colloca al flicorno sopranino e Gualtieri al bombardino riescono ad attanagliare il pubblico, in quella sera di inverno che si annunciava rigido e quanto mai povero. Ma, come affermavano i latini:"panem et circenses", il sindaco di allora, un giovane medico Vittorio Passafari, decideva di regalare ad una cittadinanza provata dalla guerra e dalla povertà, la possibilità di uno svago e di dimenticare temporaneamente la miseria e le privazioni, ma soprattutto la possibilità concreta che almeno qualche famiglia possa trarre beneficio attraverso la costituzione di una banda municipale. Viene redatta una delibera di giunta e viene nominato un comitato per procedere alla realizzazione dell’opera. Nel frattempo il giovane sindaco, incespica in una delle tante inchieste giudiziarie che caratterizzeranno i lunghi anni della sua attività politica. Viene nominato un sindaco supplente l’assessore anziano Gaetano Passafaro, che concluderà l’opera. Viene approvata la delibera il 22,10,1949 numero 2852 e otto stimati personaggi, dotati di una discreta competenza musicale comporranno il comitato per l’assemblamento della nuova banda comunale i signori:Passafaro Gaetano, Belisario Sabatino, Procopio Salvatore, Durante Francesco, Antonio Codamo, Gaetano Paravati, Arcangelo Procopio, Luigi Guerrieri. Questo l’atto che sancirà la costituzione della banda comunale di Borgia ed a dirigerla e ad insegnare musica sarà chiamato il maestro Ansalone. Tutto procede con una certa alacrità, i borgesi sono dei grandi appassionati di musica, niente si frappone e la banda viene assemblata. Non tutti i musicanti hanno gli strumenti validi , quasi tutti risentono l’usura degli anni. Con prestiti e qualche acquisto di seconda mano si riesce ad assicurare il mezzo musicale a tutti, il nome c’è, il maestro pure, quindi all’opera è proprio il caso di dire, ma nella prima seduta di prova, subito dopo il primo pezzo, il grande Ansalone stoppa la banda, abbassa la bacchetta, si porta una mano alla fronte e scuotendo la testa afferma:"Bisogna ricominciare dall’abc." Da quello sconsolato abc nasce una banda d’eccellenza che dura oltre sei anni, coronati da grandissimo successo, quasi cento all’anno sono le piazze che ospiteranno la banda comunale di Borgia.

 

Il Civico Concerto di Borgia

Di un fatto eclatante è protagonista la banda di Ansalone, chiamata a suonare nel capoluogo di regione per la festa dell’Immacolata. Il Civico Concerto di Borgia, arrivando a Catanzaro, scopre che non esiste il palco e quindi è costretto a suonare in piazza circondato dalla folla che pressa per ascoltare. Dopo l’esecuzione della "sinfonia 1812" il pubblico si spella le mani dagli applausi. Il Prefetto che assiste alla esecuzione, si rivolge agli organizzatori della festa molto irritato urlandogli contro" Siete degli incompetenti e dei maleducati, non si lascia per terra un complesso bandistico di simile valore, vergogna!" Intanto il complesso si muove su e giù per l’Italia affidandosi a quel autobus antidiluviano, battezzato "canestrello"ogni viaggio è un’avventura ogni festa è un successo. Ma come per tutte le cose della vita che hanno un inizio ed una fine, anche per la banda s’intona il silenzio. Sono anni difficili per tutti, in particolar modo per i musicanti, i quali sono costretti a cercare un ingaggio in altre bande, spesso sono costretti a vivere lontani dalle famiglie per tanti mesi.

 

Caroleo

Gli anni passano, viene costituita una piccola banda di giro diretta da Rocco Chiera, che si limita a suonare ai funerali e alle processioni, anche se i musicanti sono tutti di alto livello, ma la necessità fa virtù, dice il proverbio. Intanto una buona banda si sta esibendo in Calabria è il complesso bandistico di Tiriolo lo dirige un grandissimo direttore Salvatore Caroleo, nato a Gagliano diplomato al conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano in strumentazione per banda. Nel 1957 Caroleo lascia Tiriolo e Borgia avrà la fortuna e l’intelligenza di ospitarlo. Nasce così, il "Gran Concerto Bandistico Città di Borgia" che avrà una lunga durata costellata da grandissimi successi. I musicanti sono tutti di grande livello, i solisti sono quanto di meglio ci possa essere, grandissimi, seri ed affidabili professionisti. Il flicorno sopranino è affidato al professore Saverio Chiera che ha raggiunto in quegli anni il culmine della sua maturità artistica, i suoi cavalli di battaglia: Norma, Lucia, Traviata e tanti altre arie celebri. Il maestro Caroleo vivrà un amore particolare per Borgia suo paese adottivo che non lascerà sino alla morte, ma anche i borgesi lo amano e lo stimano. Eccelso docente di pianoforte e grandissimo compositore, tantissime sono le marce composte, ma oltre tutto conglobava in se altissime qualità, era un galantuomo di vecchi modi e grandi ed elevati ideali ha lavorato intensamente con la banda sino al 1971. Poi la pensione e con lui ci andò anche il Gran Concerto Bandistico Città di Borgia.

 

Aneddoti

Aneddoti simpaticissimi, caratterizzano le vicende della banda impegnata in concerti per le varie regioni italiane, uno fra i tanti è accaduto in Abruzzo. Quella sera a sistemare le brande nel salone messo a disposizione dell’amministrazione comunale, toccava ad uno dei quattro suonatori di basso tuba, ma Pasquale non riteneva di farlo, dal momento che il maestro Cirillo gli aveva rifiutato un anticipo di paga. Pasquale aveva puntato una magnifica ragazza che vendeva amore e prestava la sua opera in una stanzetta al piano terra, nella periferia del paese dove a sera ci sarebbe stato il concerto. Il focoso musicante, non era nuovo a certe avventure, avrebbe consumato volentieri tutta la paga in quel genere di attività. Il maestro conoscendo il soggetto e sapendolo sposato e padre, aveva detto di no! Alla sera sul palco, Pasquale avrebbe consumato la sua vendetta. Infatti faceva finta di soffiare nel bocchino ma, il grande direttore con finissimo acume aveva capito la defaiance dello strumento in cui soffiava Pasquale che rivolto al podio diceva mormorando " tu credi che io suono e non suono, tu credi che io suono e non suono". Cirillo alla fine del pezzo, abbandona il podio e si dirige verso Pasquale al quale dice percuotendogli la testa con la bacchetta " e tu ti credi che io ti pago e io non ti pago". Altrettanti aneddoti esilaranti si raccontano della grande banda, tutti i musicanti sono amici, fratelli ed il loro maestro è la persona più giusta e comprensiva del mondo.

Tantissimi gli aneddoti che  costellano gli anni della grande banda, il più simpatico, mentre si trovava in un paese dell’ Abruzzo per i festeggiamenti del Santo  Patrono. Negli anni passati vi era la consuetudine che i cittadini ospitavano i musicanti, per non far gravare sul comitato organizzatore ulteriori spese. Dopo averli tenuti a pranzo, per la cena della sera venivano donati i prodotti tipici del luogo, che i musicanti  insieme avrebbero consumato durante il viaggio di trasferimento. Quella volta andò bene a Mario un bel tipo di taccagno che non divise mai nulla con i colleghi, anche se lui affermava che nessuno degli abitanti di tutti i paesi che avevano ospitato la banda, lo avessero mai omaggiato di nulla. Il Mario nascondeva tutto e nessuno mai riuscì a trovare il nascondiglio. Quella volta il bottino fu grosso, gli vennero dati due provole ed un prosciutto. Non sarebbe mai riuscito a nascondere tutto quel ben di Dio sotto il cappotto, di sicuro i colleghi lo avrebbero scoperto subito. L'avidità gli fece partorire una grande idea, avrebbe nascosto il tutto, sotto il ponticello che  stava per attraversare. La serata fu un vero successo e Caroleo accordò più di un bis. Si  fece veramente tardi e, all’indomani bisognava suonare in Puglia, quindi il maestro ordinò la partenza immediata. Mario sapendo cosa aveva lasciato sotto il ponte, si rifiutava di salire sul pulmann. Si inventò le peggiori e grottesche scuse. Alla fine il maestro Caroleo gli concesse dieci minuti di tempo, ma nel contempo lo fece pedinare da due colleghi, i quali scoprirono tutto. Quel viaggio e quei maledetti bis, costarono l’intera dispensa dell’avido Mario, il quale in disparte assisteva alla consumazione famelica di tutti i suoi averi accumulati in tanti giorni.

 

Giuseppe Passafaro