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Riceviamo e pubblichiamo

25 aprile  una festa a metà

Il nostro pensiero a proposito del 25 aprile è lo stesso dello scorso anno, riproporremo la nostra tesi pertanto, per mostrare entrambe le facce della medaglia. Noi non neghiamo i malfatti del ventennio, non ignoriamo le stragi nazifasciste, ma il 25 aprile è ricorrenza di guerra civile, è una festa che noi consideriamo a metà come lo è la verità sui fatti accaduti e quasi mai narrati. L’aspetto da approfondire per dovere morale è quello successivo alla celebre data, i giorni ed i mesi che spesso gli storici ed i partiti anti-fascisti hanno dimenticato. Una verità che non può essere nascosta perché ha segnato la morte e la sofferenza di tanti italiani che avevano come unica colpa quella di essere dei famigliari, degli amici o semplicemente dei presunti fascisti. Noi crediamo alla democrazia e viviamo di libertà, libertà di stampa soprattutto, ma dopo aver letto le testimonianze e le storie dei vinti, abbiamo considerato il 25 aprile come la data della guerra civile, la festa che deve ricordare anche il sacrificio di vite innocenti. Sareste d’accordo con noi probabilmente dopo aver letto il libro di Giampaolo Pansa, "Il sangue dei vinti". Dopo aver scoperto quelle migliaia di storie nascoste, depistate o volutamente tralasciate, abbiamo compreso, come l’autore, che quei morti erano "pure loro, esseri umani come tutti, nel bene e nel male, anche se avevano scelto di combattere per una causa che, ancora oggi, giudico sbagliata". Sono molte le vicende narrate, ne citeremo solo due: la prima riguarda il presidente dell’Associazione nazionale mutilati, Carlo Borsani di 28 anni, mentre la seconda si riferisce alla storia della moto Guzzi rossa che fece una trentina di giustiziati nella zona della bassa romagna. Il signor Borsani "era il contrario del fascista intransigente", cieco di guerra e medaglia d’oro, fu prelevato dai partigiani all’Istituto Oftalmico di Milano il 27 aprile. Processato, condannato a morte e fucilato in piazzale Susa. Il cadavere, con un cartello al collo con scritto "ex medaglia d’oro", venne fatto girare su un carretto della spazzatura per le vie del quartiere. La seconda storia assurda ricorda Don Giuseppe Galassi, arciprete di San Lorenzo in Selva, paesino vicino Lugo. Il 31 maggio il prete, durante un’imboscata, venne pestato ed ucciso. Il motivo? Don Galassi si era recato più volte presso il comando tedesco per attenuare le eccessive requisizioni, questo bastò a qualcuno dei partigiani comunisti, per far pensare ad una collaborazione con i nazifascisti. La voglia di giustizia, quella personale, che poi sfocia solo nell’odio. Il 25 aprile pertanto, noi ricorderemo tutti gli italiani uccisi per mano dei nazifascisti ed in egual misura quelli assassinati dai partigiani che si sono sostituiti alla legge ed improvvisati giustizieri. "La prima vittima di una guerra è sempre la verità. Quando una guerra finisce le menzogne dei vinti vengono smascherate; quelle dei vincitori diventano storia" A. Petacco

 

Gutta cavat lapidem

Franco Papaleo

e-mail: fpapaleo@yahoo.com

 

 

 

 

 

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