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Leonardo Russomanno

 

Leonardo Russomanno nato il 7 gennaio del 1897, viene allevato nell’orfanotrofio dove segue diversi corsi, ma si specializza in musica. Diventa guardia municipale, si sposa ancora giovanissimo con Filippina Sinatora dalla quale ha due figlie. Grande lettore s’infiamma per gli scritti di sinistra e ne sposa la causa. Diventa un assertore delle idee socialiste e costituisce "Il circolo giovanile socialista". Questo circolo non era veramente tale, ma un coacervo di rivoluzionari, alcuni di ascendenza massonica, cristiano evangelici, anarchici, nichilisti ed altro. Le mura dei circoli erano piene di immagini di Karl Marx, Felice Cavallotti, Giordano Bruno. L’impegno maggiore, alimentato dal Russomanno, era quello di fare un’agitazione contro i caro vita e di occupare e dividere le terre incolte dei due maggiori latifondisti, Mazza e Massara. Il vero disegno degli insorti era di defenestrare il sindaco Vincenzo Massara, surrogando Achille Sabatino stimato più vicino al popolo. Le prime sommosse del 1919 contro i commercianti che non accettavano il calmiere, valsero il primo arresto al giovane Russomanno. Gli episodi che coinvolsero il rivoluzionario borgese furono tanti, fu arrestato per gli stessi motivi a Squillace, a Girifalco. Insomma dove c’era una manifestazione cittadina antigovernativa, lì c’era Russomanno. Durante la campagna elettorale del 1921 tuonò da tutti i balconi e da tutti i pulpiti contro i politici che non gli erano graditi o che militavano nelle liste da lui avversate. "Molti di voi che hanno manifestato di votare in bianco conoscendo che nessuno può far niente alla causa sociale e che tutti i cittadini che si presentano a chiedere il voto lo fanno per stare meglio….Chiunque di voi vuole votare per un candidato che possa apportare vantaggio alle classi lavoratrici voti per la rivoluzione. E con ciò vi invito a gridare"Abbasso i tiranni! Viva il Socialismo". Con questi toni chiudeva la campagna elettorale, durante un affollatissimo comizio. Tutto quanto dichiarato e gridato gli valse l’ennesimo arresto. Dal 1920 in poi, con l’avvento del regime fascista, la vita del nostre eroe socialista, fu costellata da bastonature, di olio di ricino a litri, ma quello che più fece male, non furono le legnate o le purghe, ma l’adesione di Achille Sabatino al fascismo e la nomina dello stesso a podestà. Una notte orribilmente bastonato dalle squadracce fasciste, tornando a casa disse alla giovane moglie "Io scappo, vado via dall’Italia, è l’unico modo che ho per non nuocere alla mia famiglia. Se resto in paese qualche giorno mi dovrai portare al cimitero". Andò in Argentina in quel paese diede sfogo alla sua grande passione: la musica. Divenne un grandissimo compositore di musica operistica e di operetta, scrisse parecchi brani per esecuzione bandistica e diresse un convitto musicale. Non tornò mai più in patria, si sposò in Argentina ed ebbe quattro figli maschi, si è spento a San Juan il 2/11/1954.