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Giovanni Sinatora

Giovanni Sinatora (dei Magni) era un uomo di poliedriche attività e capacità, dotato di grandissima cultura, grande penna e sottile umorista. Era nato in Borgia nel lontano 1877, aveva frequentato il liceo classico e si era iscritto all’università di Napoli(che lui considerava una seconda patria) in lettere classiche. Non si laureò mai, come succede a quasi tutti i grandi cervelli, il suo cuore fu fulminato da una Prima Donna che si esibiva con una compagnia teatrale al San Carlo di Napoli. Raccontano di una donna di una bellezza straordinaria legata ad un vecchio, ma blasonato personaggio della nobiltà napoletana. Don Giannino(così lo chiamavano in paese, perché possidente e di buona famiglia) lasciò studi, casa e quant’altro per amare e farsi riamare dalla affascinante "Zizì". In quel periodo scrive poesie cariche d’amore struggente, ma anche satire maliziose nei confronti dei personaggi che ruotavano intorno al mondo dello spettacolo. Scrive delle macchiette per il personaggio di "Scuscia ‘mmocca" e diverse riduzioni umoristiche per il "varietè". La sua fuga amorosa si conclude a Cesenatico, viene costretto dai genitori a rientrare in famiglia. Nella sua casa natale nascono le migliori opere di poesia dialettale: " Catanzaru trent’anni arretu", " U Sanpaularu", "L’Americano iesse", " la commedia umoristica "Cirano de Borgerac" due recite chiamate " Fharzette, Coraisima la bedda", "Carnalivara lu rre della coddara" , scrive e fa rappresentare la "Pijjata", una riduzione teatrale della passione di Cristo, con la rielaborazione dei testi di Metastasio, scrive moltissimi sonetti satirici con il titolo "U ngiuriu de li borgisi". La cosa più importante, affida nelle mani di un astro nascente del teatro romano "Ettore Petrolini" alcuni suoi scritti, che venero elaborati e riadattati dal grande attore. Costituì una compagnia teatrale con attori presi dalla strada,( Agazio Sena, Leonardo La Cava, Umberto Trapasso, Raffaele Graziano ecc.) i quali alla morte del Sinatora gli vollero intitolare la compagnia. Sofferente da lungo tempo della malattia che tormentava i nobili e possidenti " la gotta", cercò di alleviarla con le cure termali e durante una seduta fu colpito da ictus cerebrale che lo paralizzò parzialmente (come mostra la foto). La morte lo raggiunse nell’estate torrida del 1937, mentre scriveva, nella sua residenza estiva dei "Soveri" . Qualche opera del Sinatora è stata tramandata, per certo tantissimi presunti poeti dialettali borgesi hanno attinto copiosamente alle opere del grande Don Giannino.